La prima notizia circa il progetto di costituire a Muggia un sodalizio destinato a promuovere l'educazione cristiana della gioventu' e' della fine dell'Ottocento: si tratta - com'e' noto - dell'Associazione intitolata ai patroni muggesani Santi Giovanni e Paolo, tuttora esistente anche se bisognosa di un rilancio per continuare l'azione educativa promossa non senza difficolta' tra la gioventu' femminile e i bambini di eta' prescolare nel centro muggesano dall'ormai lontano 1901. La storia di questo istituto, gia' scritta vent'anni fa per le celebrazioni dell'ottantesimo volute dal parroco don Giorgio Apollonio di v.m., emerge con abbondanza di notizie e di particolari dalle carte conservate nell'Archivio della Curia vescovile di Trieste, nell'Archivio parrocchiale di Muggia, in quello della Casa Generalizia delle Suore della Provvidenza e nell'Archivio di Stato di Trieste. La problematica ideologica, sociale e politica a cavallo tra i secoli XIX e XX, che impronta di se' la cultura europea, si riverbera anche su questo estremo angolo occidentale dell' Istria in termini vibranti e spesso drammatici. L'impegno sociale dei cattolici, si risveglia sotto la spinta autorevole dell'enciclica di Leone XIII Rerum Novarum (1891), a Muggia si concreta in un'attivita' di carattere popolare a servizio del proletariato: sorge la prima scuola materna del luogo. Anzi, all'inizio l'opera si apre ad orizzonti educativi piu' vasti, quali l'assistenza alle ragazze, la scuola di lavoro, l'oratorio femminile. Cio' che interessa di piu' in questa ricerca sono le tensioni, da cui nasce l'impresa dei cattolici muggesani: basti pensare all'opposizione fegatosa dell'incipiente e gia' trionfante socialismo verso la religione e verso le sue espressioni sociali. Ma per capire la portata dell'iniziativa, e' opportuno tracciare almeno un rapido quadro dell’ambiente socio-economico muggesano in cui l'opera educativa delle Suore della Provvidenza si impianto' grazie alla sensibilita' e all'impegno dei cattolici locali, prima sotto la guida spirituale di mons. Carlo Mecchia senior, parroco di Muggia per quasi un trentennio (1861-1889), poi del parroco don Antonio Urbanaz (1891-1906) e di don Antonio Germek, amministratore parrocchiale (1906-1912). Caduta la repubblica di Venezia nel 1797 e subentrata la dominazione austriaca, la soppressione delle saline neI 1829 privo' l'economia muggesana di uno dei suoi maggiori cespiti. Allora furono incrementate le cave dell'ottima arenaria, ma la grave crisi, durata alcuni decenni, fu superata dall'intraprendenza dei Tonello e degli Strudthoff che qui impiantarono intorno alla meta' dell'Ottocento fortunate industrie navali in grado di assorbire la manodopera locale e di formare maestranze altamente qualificate. Aperto nel 1858 e dotato del piu' grande bacino di carenaggio del Mediterraneo, il cantiere di 5. Rocco conobbe un quarantennio di grande prosperita', offrendo occupazione in media a 1200 lavoratori. I nuovi impianti industriali determinarono profonde modificazioni nel tessuto economico e sociale della cittadina e favorirono una coscienza di classe nei proletariato muggesano. Il duro orario di lavoro e i magri salari a cui la manodopera era costretta favorirono anche da noi un'immediata rispondenza alle manifestazioni dell'organizzazione operaia, come attestano ''l'Operaio'', organo della Societa' Operaia Triestina all'interno di una logica liberale progressista, e''L'Amico'' periodico per i cattolici italiani del Litorale. In questi anni si incomincio' a celebrare anche a Muggia la festa operaia del primo maggio ma appena nell'autunno 1899 l'idea socialista ebbe modo di spiegarsi completamente in una nuova entita' associativa che si impose nella vita politica e culturale muggesana, la Federazione Lavoratori e Lavoratrici, tesa a indirizzare le energie del proletariato alla lotta per la propria emancipazione morale e materiale nello spirito della solidarieta' di classe. La notte del 31 dicembre 1899 Muggia celebro' la fine del secolo XIX a suon di banda, mentre dalle finestre della Societa' Operaia si proiettavano dei trasparenti raffiguranti i grandi scienziati del secolo morente, quasi che la religione fosse d'impedimento alle magnifiche sorti e progressive inaugurate dalla scienza. L'aspra polemica allora scatenatasi fra ''clericali''-come venivano allora chiamati i cattolici con tono di disprezzo-e socialisti affiora dalla stampa dell'epoca e dalle carte d'archivio. La mattina del I5 dicembre 1892, in una sala dell'albergo Europa di Muggia, durante una conferenza cui assistevano 400 operai, il socialista Giuseppe Rovigo aveva negato l'esistenza della divinita' e dichiarato doversi sostituire a Dio la scienza, qualificato il flagello dell'umanita' le credenze religiose, denigrato le istituzioni della famiglia e cercato di scuotere il concetto giuridico della proprieta'. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, nel Consiglio cittadino retto da una maggioranza liberal-nazionale, venne eletta per la prima volta una rappresentanza socialista, la cui influenza cominciava a farsi sentire nei dibattiti e nei deliberati consiliari specie dopo aver conquistato la maggioranza nelle elezioni amministrative del 1907. Alla religiosita' cattolica andavano opponendosi anche qui quasi due nuove religioni: il socialismo e l'irredentismo. Il movimento nazionale italiano era dominato dai liberali, spesso massoni e favorevoli alla politica anticlericale dello stato sabaudo, mentre erano numerosi anche i democratici mazziniani e gli anarchici presto sopravanzati dai socialisti, tutti schierati su posizioni nettamente avverse alla chiesa. La propaganda antireligiosa, che caratterizzava le correnti operaiste di diversa sfumatura ideologica, e le battaglie laiche dei liberal-nazionali non restarono senza conseguenze nel corpo sociale della cittadina, come risulta dalle testimonianze di polemiche e di sospetti che inquinarono i rapporti fra cattolici e socialisti e dalle frequenti apostasie dalla chiesa che allora si registrarono. In effetti contemporaneo all'anticlericalismo, che ormai andava ispirando le decisioni del massimo organo deliberativo del Comune, e' il fenomeno delle abiure e dell'apostasia conclamata dal cattolicesimo, che a Muggia si registra ampiamente: dal 1900 al 1912 si contano quasi un'ottantina di abiure, con la quota massima di 28 apostati registrati nel 1908, tra cui risultano i nomi dei principali militanti nel movimento socialista. Molti in seguito rientrarono in seno alla chiesa, anche grazie alle iniziative del clero e dei cattolici locali che non si erano lasciati sopraffare in tanta confusione di idee e di ideali. Il 20 aprile 1909 la Rappresentanza comunale approva a grande maggioranza fra gli applausi del pubblico la proposta di Bonomo Rizzi di tendenze liberal-nazionali: che il Comune non prenda parte a manifestazioni di carattere religioso e che sia respinto qualsiasi invito da parte dell'autorita' ecclesiastica locale per intervento a funzioni religiose, essendo tale autorita' l'ispiratrice di attacchi contro la Rappresentanza comunale. Invano il cristiano-sociale Pasquale Marchio si sforzo' di far annullare tale deliberato nella seduta consiliare del 18 giugno 1910, quando cadde anche il suo tentativo di ripristinare i nomi di alcune (via S. Francesco e via del Cristo) modificati secondo ''criteri settari''. Nella stessa seduta il Marchio, rimasto ormai lo strenuo e isolato difensore dei diritti dei cattolici in seno alla Rappresentanza comunale , auspicava che il ricreatorio laico per cui si avanzavano dei progetti fosse rispettoso delle tradizioni religiose di Muggia. Nella Pasqua 1913 ''L'Istria Socialista'', settimanale dei socialisti istriani, cosi' concludeva il suo articolo di fondo: ''Squillino pure con lieto clamore di bronzi le campane cristiane e s'elevino, nell'aria tepida e profumata del marzo fiorito, gli inni di grazie al Redentore! Noi sorridiamo dinanzi a questa pia illusione e diciamo agli uomini che soffrono ed attendono: Altra sara' -o lavoratori-la vostra Pasqua! Altra la vostra Resurrezione, altra la vostra redenzione! O uomini dannati dalla fatica servile e senza gioie, quest'altra Pasqua non sara' opera di nessun Messia! Sara' opera vostra: del vostro sforzo, della vostra volonta'!'' L'adesione per lo piu' acritica ed emotiva da parte dei lavoratori all'organizzazione operaia e all'ideologia del socialismo nascente dopo lo sviluppo industriale sollecitarono una notevole presa di coscienza negli uomini piu' attenti e vigili del proletariato e un sorprendente fervore di opere a carattere assistenziale, morale e culturale, stimolando anche i cattolici di Muggia a calarsi nel sociale e a difendere quella concezione religiosa della vita che il dilagante laicismo di segno opposto rischiava di mettere in serio pericolo. In questo ambiente si colloca l'iniziativa forse piu' qualificante dei cattolici muggesani , a cui contribuirono ingegni di grande fede, di forte volonta' e dotati di vivo senso storico: intendo riferirmi appunto all'insediamento di una filiale delle Suore della Provvidenza nella nostra cittadina per l'educazione morale e religiosa della gioventu' femminile.
I protagonisti immediati dell'opera educativa furono il muggesano don Carlo Mecchia junior (1870- 1957), allora giovane cancelliere vescovile, e il parroco di Muggia don Antonio Urbanaz piU' su menzionato, accordatisi per fondare nella cittadina l'Associazione Santi Giovanni e Paolo che, dotata di uno statuto e di personalita' giuridica secondo le leggi dell'impero, avrebbe dovuto sostenere l'opera educativa di una congregazione religiosa. Questa fu prestata, come dicevo, dalle Suore della Provvidenza, fondate nel 1845 dall'udinese Luigi Scrosoppi , ultimamente canonizzato ,gia' largamente presenti in Istria. Ma il vero ispiratore e benefattore dell'opera - come precisa lo statuto riveduto nel 1909 - fu mons. Carlo Mecchia senior (1826-1907), zio di Carlo Mecchia junior, che aveva concesso gratuitamente l'uso dei locali nell'attuale Calle delle monache, donati dal nipote all'Associazione nel 1908 per il giubileo di Francesco Giuseppe. Mons. Mecchia senior nel suo lungo ministero muggesano aveva capito i problemi dell'ambiente e, - donando la realta' - secondo quanto scrisse piu' tardi, nel 1941, il nipote -, si preoccupava soltanto di una cosa: dare alla gioventu' femminile la possibilita' di un'istruzione religiosa e cio' anche con riflesso al movimento socialista che in quei tempi si faceva sentire in modo particolare in detta parrocchia . Nel carteggio intercorso con la Casa generalizia delle Suore della Provvidenza, si trova una lettera del maggio 1901 in cui mons. Mecchia junior si mostra intenzionato a favorire il piu' possibile un comodo insediamento delle suore e ad aprire la casa entro i primi di settembre:ritardarne l'apertura - rilevava il Mecchia - sarebbe darla vinta ai socialisti, che bramerebbero ardentemente che la cosa andasse a monte. E' da rilevare anche qui la rapida ma emblematica nota di pungente polemica tra cattolici e socialisti allora rilevata da uno dei protagonisti dell'iniziativa e da lui anche in seguito ribadita nella lettera al capo gabinetto del prefetto di Trieste (1941) che ho piu' su citato. Tale polemica era motivata anche dalla concorrenza che il giardino infantile aperto dai cattolici nel 1901 esercitava nei confronti di quello istituito dalla Societa' Operaia l'anno seguente. Questa, costretta a constatare parecchie defezioni da parte dei propri soci e a lamentare percio' una scarsa frequenza di bambini nel proprio asilo, aveva stabilito l'espulsione dei soci che avessero preferito per i loro figli la scuola cattolica. Cosi', affrettati i tempi e tolto ogni indugio, le Suore della Provvidenza, arrivate a Muggia il 21 Ottobre 1901, riuscirono ad aprire qui la loro casa filiale e ad accogliere i primi bambini gia' nell'autunno inoltrato del 1901: il 17 novembre infatti aveva avuto luogo l'inaugurazione del Ricreatorio festivo e dell'asilo infantile, secondo le informazioni del parroco Urbanaz all'Ordinariato vescovile. Questo fu dunque in sostanza il primo lavoro avviato dai protagonisti secondo il programma del giovane Mecchia, volto a promuovere una nuova articolazione della presenza cattolica nella societa' triestina e istriana: dalle testimonianze emerse, si puo' dire che a Muggia non gli siano mancati i collaboratori. Le modifiche statutarie del 1908 accentrarono il controllo dell' Associazione Santi Giovanni e Paolo nelle mani del clero e assicurarono il carattere nazionale delle istituzioni con un apposito comma che prevedeva l'uso della lingua italiana. Se fino al 1918 l'Amministrazione comunale non si era dimostrata particolarmente sensibile all'opera educativa delle suore, il nuovo regime fascista, bisognoso di guadagnarsi il consenso dei cattolici, segui' una tattica diversa: infatti il 25 gennaio 1924 il podesta' di Muggia, Onorato Gorlato, esprimeva a mons. Mecchia l'alto apprezzamento della Giunta per l'opera benefica svolta dalle suore e comunicava che la stessa Giunta aveva deliberato di aumentare da 400 a 800 lire il contributo previsto nel bilancio comunale. Da allora le testimonianze d'archivio si diradano fino agli anni Trenta del Novecento, quando la mancanza di lavoro e l'inabitabilita' della casa stavano per provocare il ritiro delle suore da Muggia, ritiro scongiurato dall’intervento del parroco Mizzan e di mons. Mecchia. Venute meno le leggi dell'Impero in base alle quali l'Associazione era stata costituita, era necessario apportare nuove modifiche allo statuto, approvate nel 1940 dal vescovo Santin, che eresse l'Associazione in ente di culto. Egli stesso ebbe inoltre la soddisfazione di inaugurare, nel maggio 1951, il nuovo edificio di via XXV Aprile piu' adeguato alle moderne esigenze didattico - sanitarie. Cosi', per una felice coincidenza, il centenario della prima scuola materna aperta Muggia viene a cadere nel cinquantesimo anniversario del trasferimento al nuovo edificio. Gli ultimi cinquant'anni non sono certo senza storia ne' senza testimonianze, ma non vogliamo parlarne qui diffusamente perche' essi appartengono ancora all'esperienza quotidiana che in un modo o nell'altro abbiamo vissuto in prima persona, come attestano le documentazioni fotografiche raccolte nelle due mostre attinenti al nostro tema. Forse il definitivo ritiro delle suore da Muggia (1990) piu' volte scongiurato e' l'episodio che ha avuto maggiori conseguenze sulla vita della nostra scuola e della comunita' parrocchiale. Esistono anche le carte d'archivio e la eco della stampa in grado di documentare gli sviluppi del problema e le scelte dei cattolici locali in relazione a una scuola dell'infanzia laica ripetutamente richiesta e infine istituita dall'Amministrazione comunale nel 1975 non senza accesi dibattiti: nella seduta consiliare del 13 dicembre 1977, rilevavamo infatti con amaro disappunto come l'Amministrazione comunale di allora avesse finalmente individuato una forma di contributo peraltro assai modesta (3 milioni contro i 96 erogati in favore della scuola comunale) alle scuole materne religiose pur avendone constatato il ruolo di servizio sociale svolto in carenza di un servizio pubblico e pur avendo riconosciuto la funzione positiva della religione cristiana nella trasformazione della societa'. Tali dichiarazioni - crediamo tuttora - avrebbero richiesto ben altri impegni da parte della Giunta di sinistra. Fino a qui la storia, ma, se la storia ha da essere anche maestra di vita, la celebrazione di un centenario deve additare un percorso e formulare un auspicio, tenendo conto della nuova realta' in cui ci troviamo a vivere. La caduta dei muri e delle ideologie, che alimentavano la guerra fredda tra blocchi contrapposti negli ultimi cinquant'anni del Novecento, e ultimamente lo schianto delle Torri Gemelle, che ha cambiato drammaticamente lo scenario della storia del mondo, hanno contribuito a stemperare la polemica aggressiva tra la cultura cattolica e quella di ascendenza marxista, tanto che il problema della parita' tra scuole statali e non statali oggi trova piu' larghi, anche se misurati , consensi persino tra le forze di sinistra. Tuttavia sul problema della scuola pubblica non statale si scontrano ancora visioni diverse della societa', incrostate da oltre un secolo, da quando cioe' in Italia lo Stato ha assunto praticamente il monopolio del sistema scolastico. Cosi' anche la nuova legge 10 marzo 2000, n. 62 sulla parita' scolastica e sul diritto allo studio presenta limiti di incompiutezza e ambiguita', perche' non si traggono fino in fondo le logiche conseguenze sotto l'aspetto finanziario che si potrebbero sintetizzare con la formula: pubblico servizio pubblico finanziamento. Oggi, pur tra errori e ritardi, il problema della parita' scolastica e delle sue conseguenze e' al centro dell'attenzione piu' di quanto non lo fosse venti o trent'anni fa, mentre da piu' parti si richiede il passaggio da una scuola sostanzialmente dello Stato a una scuola della societa' civile con un irrinunciabile ruolo dello Stato sulla linea della sussidiarieta'. Una visione pluralista della scuola ritiene infatti che in uno Stato moderno sia preferibile una pluralita' di itinerari formativi, purche' rispettosi dei diritti umani e si muovano nell'ambito della legge, come oggi avviene in gran parte dei paesi democratici (Francia, Belgio, Austria, Inghilterra, ecc.), dove lo Stato sostiene in diverse forme ogni tipo di curriculum formativo che corrisponda a determinati standard. A cent'anni dall'istituzione di una scuola nata fra incomprensioni e polemiche e sopravvissuta tra disagi e difficolta' finanziarie, i cattolici di oggi, eredi dell'impegno sociale dei loro padri, hanno il diritto di mobilitarsi per un sistema scolastico integrato, piu' consono a una societa' democratica e a una visione pluralistica dello Stato, come ha affermato il papa il 27novembre 1998; in quella occasione, egli aveva inoltre dichiarato che: - La scuola cattolica ha davanti a se' una grande sfida, alla quale dovra' rispondere con un progetto educativo fortemente caratterizzato in senso cristiano, cercando poi di attuarlo in piena collaborazione con la famiglia... Facendo leva soprattutto sulla competenza e sulla testimonianza degli insegnanti - continuava il papa-, la scuola cattolica si propone di offrire ai giovani una formazione di qualita'.. - soprattutto nell'adesione matura e convinta ai grandi valori della tradizione italiana e della fede cristiana -.


