D22
RIFLESSIONI DOMENICALI
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  Muggia Vecchia1

La basilica dell'Assunta a Muggia Vecchia (Castrum Muglae)
Su quel fazzoletto di terra a cui e' ridotto oggi il territorio della diocesi di Trieste, gia' esteso al vasto agro colonico della citta' romana, la comunita' che fra le altre si presenta con una fisionomia tutta propria e con una lunga e dignitosa tradizione di autonomia civile e' quella di Muggia. Ne sono prova, oltre ai documenti e al fiero temperamento dei suoi abitanti, gli antichi edifici di culto che costituiscono un cospicuo deposito di storia, di arte e di fede. Il 17 ottobre dell'anno 931. i re d'Italia Ugo e Lotario fecero completa donazione al patriarca di Aquileia del Castrum Muglae - poi Muggia -, che da allora resto' soggetto al dominio temporale dei patriarchi di Aquileia fino alla completa disgregazione dello stato patriarchino, passato nel 1420 sotto la sovranita' veneziana. Il castello di Muggia, posto in una posizione nevralgica dei confini del regno italico, doveva aver bisogno di una sicura protezione in grado di tenere a freno le continue scorrerie degli Slavi, che in passato avevano gia' varie volte distrutto Castrum Muglae. La religiosa solitudine in cui sorge la basilichetta romanica di Muggia Vecchia non e' pero' conseguenza di quelle scorrerie, da cui il piccolo centro pote' risollevarsi e riprendere vita, bensi' e' il triste risultato delle lotte rovinose combattute con la vicina Trieste nel corso del Trecento e forse piu' ancora delle ineluttabili leggi della storia che favorirono il borgo sul mare a danno del castello sul colle. Tali violenze o inversioni di tendenza hanno risparmiato l'unico edificio superstite a Muggia Vecchia, la piccola basilica di santa Maria Assunta, che peraltro porta i segni delle manomissioni forse causate dai danni patiti nel corso dei secoli. Sebbene soggetta al potere temporale del patriarca di Aquileia, Muggia dovette appartenere, fin dall'inizio dell'organizzazione ecclesiastica del territorio, alla diocesi di Trieste, nel cui agro colonico si trovava ,tuttavia mancano testimonianze esplicite in proposito fino al 1230. quando, resasi vacante la sede di Trieste per la morte del vescovo Corrado Boiani, il Capitolo di Muggia pretese invano di partecipare all'elezione del successore asserendo di aver gia' esercitato tale diritto in tempi remoti. Solo nel 1784, quando il territorio delle diocesi istriane fu regolato secondo il confine politico. Muggia veneta fu aggregata alla sede episcopale di Capodistria, che nel 1830 fu tuttavia abbinata (aeque principaliter unita) a quella di Trieste sotto un unico titolare in quella giurisdizione ecclesiastica Muggia resto'fino al 1977, quando fu nuovamente incorporata alla diocesi triestina. L'aver appartenuto alla stessa chiesa locale non fu pero' garanzia di pace e di concordia fra le due comunita' civili e politiche, che, per diverse congiunture storiche, si trovarono spesso schierate su fronti opposti.

  Muggia Vecchia2


Antica pieve mariana
Castrurn Muglae era forse una delle pił antiche pievi della diocesi tergestina ed e'sicuramente quella che ne conserva le pił antiche testimonianze: la basilichetta di santa Maria era chiesa collegiata, cioe' sede di un pievano e di un capitolo di canonici che esercitavano la cura d'anime su quello che sarebbe diventato il territorio del Comune di Muggia compreso fino al 1947 tra il Rosandra e il Risano. La chiesa di santa Maria di Muggia Vecchia presenta numerosi problemi di architettura. di scultura e di pittura, che hanno avuto soluzioni diversissime sia dal punto di vista stilistico e cronologico sia da quello iconografico. Noi non faremo qui la storia degli studi che si sono susseguiti dal 1884 in seguito a restauri e a ritrovamenti, ma ci limiteremo a ''leggere'' il monumento secondo la nostra interpretazione dei dati, che non puo' non tener conto degli studi precedenti magari per prenderne le dovute distanze. Le rare testimonianze di vita romana trovate sul colle e la disposizione urbanistica del castrurn, per quel poco che oggi resta della cinta muraria, ci fanno ritenere che questo luogo sia stato abitato gia' in eta' romana. Ad ogni modo, dopo la ricordata distruzione del 1353, unica testimonianza del suo passato rimane la basilica di santa Maria, oltre ai ruderi di una delle tre porte (S. Ulderico) aperte nelle mura. La pianta della chiesa, non perfettamente orientata, ha la forma di un parallelogramma irregolare per la leggera inclinazione della facciata e misura m. 12,25 sulla fronte e 18,30 sul fianco meridionale.
----- GIUSEPPE CUSCITO----