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RIFLESSIONI DOMENICALI
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Ausiliatrice.
Ausiliatrice interno

La cappella dell'Ausiliatrice nel lazzaretto di Muggia
ll lazzaretto nuovo, voluto da Maria Teresa nell'odierna zona di Roiano (1769) e in suo onore dedicato a S. Teresa d'Avila, fu demolito quasi un secolo dopo per lasciare spazio alle opere colossali del nuovo porto. Cosi' il 23 marzo 1867 si iniziarono i lavori per la fondazione di un altro stabilimento contumaciale in una insenatura fra Punta sottile e Punta grossa nella Valle di S. Bartolomeo, che prende nome da un'omonima cappelletta di proprieta'del Comune di Muggia. Allora, lungo la spiaggia sinuosa, fu fatta costruire dall'i.r. Governo marittimo anche una via carrozzabile che partiva dal cantiere dello Stabilimento tecnico a S. Rocco e arrivava all'istituto sanitario. L'ingresso settecentesco, prospiciente a tramontana, e' il medesimo che dava accesso al Lazzaretto di S. Teresa: esso si presenta come un classico arco, fiancheggiato da lesene e coronato da un timpano, con decorazioni floreali e con un mascherone in chiave di volta. Smontato e ricostruito in Valle di S. Bartolomeo, reca sulla trabeazione due epigrafi latine, distinte dal caduceo di Mercurio - simbolo dell'arte sanitaria - cui e' sottoposta un'ancora. L'iscrizione a sinistra dell'osservatore e' quella posta nel 1768 per ricordare, assieme a tutti gli altri meriti dell'augusta sovrana, l'erezione del lazzaretto teresiano; quella a destra fu collocata in memoria della visita fatta da Francesco Giuseppe al nuovo lazzaretto marittimo di Muggia il 19 marzo 1869. Dalle notizie pubblicate nel 1879 a cura del direttore dello stabilimento, Giovanni Bussolin, veniamo a sapere che uno degli alloggi al pianterreno della casa dei contumacianti era stato - in parte e interinalmente convertito in cappella dedicata a S. Rocco -, dove le domeniche e feste il cappellano destinato dall'Ordinariato vescovile di Trieste e Capodistria celebrava l'ufficio divino cui assistevano, oltre al personale del lazzaretto, numerosi abitanti dei dintorni. L'attuale cappella invece, dedicata a Maria Ausiliatrice, trova posto nella sezione di un grande ambiente di servizio costruito in muratura con colonne portanti di metallo prodotte dalla ditta P. Bosisio di Milano. Il luogo di culto si presenta come una semplice sala quasi quadrata (m. 11 x 10,50), a cui si accede attraverso un'ingresso con stipiti e timpano di pietra. L'altare non si trova di fronte all'entrata, ma e' addossato alla parete orientale tra due finestre incorniciate da ricchi elementi decorativi in stucco con ornati di gusto rinascimentale; quello a destra reca in basso le lettere D B, in cui sono forse da riconoscere le iniziali del nome dell'artigiano. Il Generini assicura che - le suppellettili della cappella di S. Teresa demolita nel 1867 corredano anch'esse la chiesa di questo nuovo stabilimento sanitario -. Del resto le decorazioni a volute e a motivi floreali della mensa d'altare (m. 2,03 x 1,23 x 0,96) e del tabernacolo (cm. 68 x 72) di marmo bianco, come pure i caratteri delle due statue laterali di S. Rocco (cm. 72) e di S. Sebastiano (cm. 80) nonche' della S. Teresa (cm. 85), confermano il carattere barocco delle opere. All'altare fu adattato, in un secondo momento, un fondale di pietra a volute laterali su cui si eleva la pala (m. 1,16 x 0,60) con la figura della Madonna; la tela e' dipinta a olio ed e' siglata in basso a sinistra NN/1887. Non e' facile stabilire quando la cappella abbia trovato sistemazione nell'ambiente attuale, affacciato sul muro divisorio tra la parte 'netta' e quella 'sporca' del lazzaretto, anche se gia' la stampa pubblicata dal Bussolin prevedeva in quel sito l'esistenza di un campaniletto a vela con una campana del 1692. Ad ogni modo pare assai probabile che il luogo di culto abbia trovato qui la sua sede definitiva appena nel 1887, quando fu appunto eseguita la modesta pala d'altare, se non addirittura dopo la prima guerra mondiale, data la presenza di colonne di ghisa prodotte da un'industria milanese. Tra la suppellettile proveniente dal lazzaretto teresiano, non mancano anche alcuni oggetti di argenteria liturgica sotterrati durante l'ultima guerra e ritrovati nel 1968 dal parroco don Gino Cadorin su segnalazione del custode che allora li aveva nascosti: nel bauletto di legno tuttora conservato erano state deposte le tre piccole statue marmoree, un ostensorio (cm. 42,5; diam. base cm. 12,5) e un Crocefisso (cm. 49,5 x 26,5) d'argento col punzone di garanzia in uso a Trieste nel 1820, un secondo Crocefisso (cm. 42 x 22), un calice barocco di bottega veneta (cm. 19,5; diam. base cm. 11), un turibolo (cm. 26; diam. base cm. 8,5) con la scritta Pietro Taliani e benefattori e una preziosa pianeta ricamata a fili d'oro.
----- GIUSEPPE CUSCITO----