Durante il Trecento in ogni parte d'Italia uomini audaci e forti s'impadronivano dei Comuni e - come si sa - vi costituivano signorie piu' o meno stabili, superando cosi' le aspre lotte tra ceti sociali e tra fazioni. Gli esempi non mancano anche da noi: Bianchino da Momiano aveva tentato di costituire una signoria a Cittanova; i Castropola reggevano con una signoria ereditaria Pola; nel 1313 Marco Ranfo, cittadino di Trieste e piccolo feudatario della Carsia, miro' a rovesciare il reggimento comunale di Trieste non tanto per ridarne la signoria al vescovo quanto per creare la base di un forte potere personale, forse anche con probabile vantaggio per la citta'. Ma su questa vicenda le fonti sono rare di notizie e le pietre ancora di piu'. Viceversa l'autore di un tentativo simile fatto a Muggia nel 1372 trova ancora riscontro nell'iscrizione di una piccola chiesa da lui voluta. Intorno alla meta'del sec. XIII Muggia aveva gia' raggiunto un'autonomia comunale quasi completa, mentre la signoria del patriarca sull'Istria declinava sempre piu' e sulle coste settentrionali solo Trieste e Muggia erano ancora libere dalla dominazione veneta. Fu durante il patriarcato di Marquardo (1365-1381) che Raffaele Steno, facoltoso cittadino senza alcun titolo feudale, esercito' un'intensa e vigorosa attivita' antipatriarchina determinata forse da sentimenti filoveneziani e nel 1372 si impadroni' di Muggia, aiutato da altri concittadini ostili al governo aquileiese. Dopo varie trattative di riconciliazione a cui la debole tirannia dello Steno fu costretta, solo il 4 novembre 1374 il patriarca pote' fare il suo ingresso trionfale a Muggia e sembra che nel furore del combattimento lo Steno abbia perduto il potere e la vita, perche' di lui i documenti non tramandano piu' alcun ricordo. Per assicurarsi il possesso della Terra, Marquardo delibero' di erigere il castello, mentre solo quattro giorni prima della disfatta lo Steno aveva inaugurato sulla via principale che attraversa il centro muggesano in direzione N-S (l'attuale corso Puccini) una chiesetta dedicata alla Vergine con la tomba per se' e per la propria famiglia. Egli vi e' ricordato dal suo stemma, simmetricamente scolpito ai lati di un disco con la croce sull'architrave originaria della porta, liberata dall'intonaco nei recenti restauri. Il suo nome risuona invece nell'epigrafe commemorativa e insieme funeraria murata alla parete destra della chiesa quando vi fu sepolto e ornata anch'essa della sua arma raffigurante, nel campo superiore, un leone andante a sinistra e, in quello inferiore, tre bande ondate. L'iscrizione e' in caratteri gotici e, tradotta dal latino, dice: - Nel 1374. Indizione XII, il primo giorno del mese di novembre, Raffaele del fu ser Steno di Muggia fece costruire questa chiesa in onore della Vergine Maria. Qui giacciono il suddetto e i suoi eredi -. La chiesa fu in gran parte rifatta nel Settecento, quando fu costruito un altare marmoreo di forme barocche con l'edicola del Crocefisso: esso ha contribuito a tenere vivo tale culto tra i fedeli e ha condizionato nella parlata popolare l'intitolazione della chiesa, gia' sede della confraternita del Cristo. Ma il sacro edificio e' in realta' dedicato alla Visitazione, che ha lasciato memoria di se' sull'architrave settecentesca della porta dove si legge:Haec e(cclesia) s(anctarum) M(a)r(i)ae et Elisabetha. / Ora m(ater) n(ostra) pro nobis. Lo stesso tema della Visitazione si ritrova nel manieristico dipinto gia' impropriamente destinato a fare da sfondo al Crocefisso dell'altare e ora, dopo un nuovo restauro, in Duomo. Nuovi lavori devono essere stati eseguiti nel 1841, secondo la data che si legge sul pavimento, e altri ancora nel 1860, conforme alla data incisa su un piccolo stendardo metallico applicato alla croce gigliata che corona la sommita' della semplice facciata a capanna. Sulla mensa dell'altare e' posta un’icona ottocentesca raffigurante la Vergine col Bambino rivestita da un'argentea ''camicia'': e' un recente dono della Famiglia Liendl di Trieste. ----- GIUSEPPE CUSCITO----


