APPENDICE 1 Da IL PICCOLO DI TRIESTE", venerdi' 3 marzo 1939 - Anno XVII, p. VI. Il Duomo di Muggia restaurato Domenica si riapre al culto Quando entrammo l'ultima volta nel Duomo di Muggia (e son gia' parecchi anni), esso era, in condizioni lamentevoli di deperimento. Inquinate le fondamenta, cedenti i muri, logoro e mal tegnente il coperto, era una costruzione che pareva condannata a rovina. Sconfortata, la R. Soprintendenza vedeva tutte le difficolta' finanziarie d'un'opera di risanamento che poneva esigenze tecniche poco inferiori a quelle d'una ricostruzione completa; e gia' a Muggia sorgevano progetti, pure incompatibili coi mezzi pecuniari del piccolo Comune, per la demolizione del vecchio Duomo e la erezione di una chiesa nuova. Se ne stringeva il cuore a chiunque avesse una viva sensibilita' d'arte: che' mai alcuno era entrato nella piazza di Muggia senza sentirsi accolto e incantato dal sorriso di quella leggiadra facciata quattrocentesca a trilobo, che e' una delle piu' schiette e piu' pure di questo genere tutto veneziano, e pare veramente una grande foglia espressa nella pietra e ispirante all'architettura la indicibile nativa freschezza. Ma la facciata non e' la sola bellezza del Duomo di Muggia. Anche lo scorcio aereo della chiesa vista di fianco e del campanile, benche' fino a giorni recenti poco osservabile, e' un modello di proporzione e di gusto pittoresco sano e gentile. Intervento decisivo del Ministro Cobolli Gigli Doleva dunque assai il pensiero che il Duomo di Muggia dovesse essere sacrificato; e tuttavia le condizioni statiche di esso erano riconosciute ormai tali che nel 1933, per misure di sicurezza, si dovette prendere il grave provvedimento di chiuderlo al culto. Muggia era dunque da sei anni priva del suo Duomo; di quel Duomo che la prossima domenica, il 5 marzo, finalmente si riaprira' al culto. E se lo si riapre, vuol dire che questi sei anni non sono passati invano. La R. Soprintendenza ebbe sempre in mente il Duomo di Muggia e sempre le sue premure si accompagnarono al vivo interessamento delle autorita' politiche ed ecclesiastiche della Provincia perche' le difficolta' finanziarie inerenti al restauro potessero in qualche modo essere superate. E questo fu raggiunto l'anno scorso, quando S. E. Cobolli Gigli prese a interessarsi del problema, mettendovi tutto il cuore e tutto lo slancio che egli sempre mostro' per ogni cosa delle provincie nostre. Si deve al suo sagace e risoluto intervento se, riconosciuto il valore del monumento d'arte, e d'altra parte la natura rigorosamente tecnica delle maggiori opere necessarie, pote' ottenersi uno speciale provvedimento, onde il Ministero dei Lavori Pubblici era autorizzato ad assumere l'esecuzione dei lavori a spese dello Stato, affidandoli al Genio Civile di Trieste, e chiamando la R. Soprintendenza a collaborarvi per la parte artistica del restauro. L'opera del Genio Civile Si diede tosto mano al lavoro, ed esso procedette rapidamente. Non era certo cosa di poca entita'. Il Duomo di Muggia, costrutto a poche diecine di metri dal Mandracchio, aveva le fondamenta per cosi' dire nuotanti nell'acqua; le infiltrazioni ne avevano corroso le pietre, si erano propagate nella muratura, nei pilastri; e il soffitto, mal sostenuto, era da parte sua sconnesso e cedente. Sotto la direzione abile ed energica dell'ingegnere-capo comm. Majoli e dell'ingegnere Colussi, si attuo' in ogni parte, con opere complesse, il consolidamento statico: furono rifatte completamente le fondazioni e rafforzate contro l'opera delle acque, robustiti, dov'era necessario, muri e pilastri; si creo' un vigoroso ingabbiamento di tutta la copertura, saldata alle pareti con strutture interne di cemento armato, che non intaccavano la integra conservazione delle strutture originarie del '400, avvivate dalle scoperte di resti di una gentile decorazione ad affresco, non solo nei sottarchi, ma anche, di piu' labile traccia, su le pareti.
E qui entriamo nella parte artistica, che ebbe la sua mente animatrice nel nostro chiarissimo Sovrintendente alle Belle Arti dott. prof. Bruno Molajoli. L'interno del Duomo di Muggia, restaurato, e purtroppo in assai sgraziato modo, alla fine del Settecento, non ebbe mai la grazia artistica della facciata. Questa e' proprio un fiore del primo Rinascimento veneziano sorgente con naturalezza da un senso elegante del gotico. Pare che questa facciata cosi' bella fosse compiuta nel 1467, e coronasse un'opera di costruzione che, con la lentezza propria a quei tempi, si andava trascinando dal principio del secolo. Si voleva dare a Muggia un Duomo nel sito stesso della chiesetta dugentesca di Santa Maria del Fiore, che si suppone sconquassata o distrutta nel corso del Trecento, quando infuriava tra Genova e Venezia la guerra adriatica e Muggia pativa il saccheggio. Il restauro artistico Anche la facciata ha avuto qualche tocco liberatore dall'attuale restauro. Si tolsero le grate di ferro che incomprensibilmente si erano messe a mascherare le due svelte finestre ogivali a bifora; si rinnovarono le vetrate di queste finestre e dell'armonioso rosone; si restituirono con cio' all'insieme la grazia e il respiro antico. L'interno: del Duomo, come dicemmo, non godeva riputazione di gran cosa. Doveva avere una semplicita' ridente nel Quattrocento, quando era tutto adorno d'affreschi, che gli scarsi ritrovamenti affermano d'arte assai delicata. Ma poi era venuto il barocco, con le sue cappelle dorate e infiorate; e il restauro del tardo Settecento aveva aumentato l'affastellamento e la contraddizione. In quell'epoca, volendosi prolungata l'abside e non potendosi fare su lo stesso asse per non dar di cozzo nelle mura retrostanti, la si era inclinata da una parte, giustificandosi col criterio che anche il Salvatore morente reclinava la testa sopra la spalla. Nel restauro attuale l'abside, ricostruita, fu ricondotta naturalmente all'asse normale; a sinistra si conservo' nella cappella il buon altare barocco; a destra l'esplorazione permise di trovare i resti della cappella gotica quattrocentesca, con offuscati residui d'affreschi; sotto di essa, scavando, si scopersero tracce della precedente chiesetta del Dugento. La massa dell'altar maggiore fu semplificata; il presbiterio prolungato verso la navata e recinto d'una balaustra in pietra con cancelli in ferro battuto. Le nuove travate del soffitto si impostarono su modiglioni simili agli originari, uno dei quali, trovato intatto, valse da esempio. Le decorazioni dei sottarchi furono continuate, nelle parti mancanti, dai pittori Bergagna e Rossini, con quel tanto di maggior vivezza di tono che bastava a distinguere l'opera moderna dalla originale.
Il criterio che il dott. Molajoli segui' in tutto il restauro, fu quello oggi accettato da tutti i migliori: conservazione scrupolosa di tutto quanto rimane dell'antico; il resto, il nuovo, condotto con le forme e le tecniche dei giorni nostri, e armonizzato con l'ambiente, non gia' calcato su stili del passato come si faceva una volta. E' questa ormai la regola di tutti i restauratori italiani ascritti agli uffici artistici del Ministero dell'Educazione Nazionale. Ma qui a Muggia ne vediamo un'applicazione molto interessante, per essersi resa necessaria la creazione "ex novo" di alcuni elementi e di tutto l'arredo del tempio. Le balaustre, i dorsali del coro, il pulpito, i confessionali, i banchi, i lampadari in ferro battuto, sono tutte opere di stile moderno schietto e severo, fatte su disegni dell'egregio architetto della Soprintendenza, prof. Umberto Piazzo, che vi mantenne un gusto equilibratissimo. Tutti questi mobili hanno tra loro unita' di stile, come nati dallo stesso pensiero: ma stanno anche in piena armonia con la semplicita' dell'architettura, ricondotta alla sua espressione organica, liberata dall'ingombro delle cappelle lungo le navate minori. Il piu' interessante di questi nuovi arredi e' certamente il pulpito, costrutto in legno di quercia, su linee ben ponderate e ben chiuse dall'arch. Piazzo, dalle quali, come unico motivo ornamentale, sporge l'aquila dell'Evangelista Giovanni, sobriamente intagliata, su modello dato dallo scultore Marcello Mascherini. L'interno del Duomo di Muggia non diede mai cosi' bella impressione di austera unita' come e' quella d'oggi. Anche vi giova l'addolcita luce che filtra dalla tenue policromia delle vetrate, per la doppia fila di finestre sostituite alle tediose lunette dell'eta' barocca. Siamo dinanzi, insomma, a un bello e coscienzioso restauro, che onora la sollecitudine e generosita' del Governo fascista e i suoi esecutori. Da parte loro, il Comune di Muggia e la parrocchia contribuirono con vari arredi e con la costruzione e sistemazione di una sagrestia nuova, mostrando di sentire l'importanza della rinascita del monumento che fa piu' bella tutta la citta'. SILVIO BENCO
APPENDICE 2 EPIGRAFI DEL DUOMO IOAN(ni) SECUNDO PROTHOMEDICO CARNIOLE NOB(ili) MUGLENSI LABACI MOR(te) CORREPTO DUM ID MUNUS CUM SUMMA OMNIUM LAUDE ET ADMIRATIONE NULLI PORRO SECUNDUS OBIRET IOAN(nes) PAU(lus) ART(is) ET MED(icinae) D(octor) ET MARCUS CATO SECUNDI FILII P (osuerunt) ANNO MDLXXI DIE XXVI MARTII Questa epigrafe, scolpita su marmo, si trova murata sulla facciata interna del Duomo, a destra di chi entra, nascosta dalla parete che chiude la scala di accesso alla cantoria. E' qui ricordato il medico Giovanni Secondi di Muggia, probabilmente lo stesso che esercitava la professione a Capodistria tra il 1557-58 (cfr. B. SCHIAVUZZI, La malaria in Istria, in AMSI, V, 1889, pag. 426), in onore del quale posero la lapide i figli Giampaolo, medico pure lui, e Marco Catone, a ricordo della lode e ammirazione universali con cui il loro padre adempiva alla professione prima che la morte lo strappasse a Labacum, l'odierna Lubiana, capoluogo della Carniola. Il figlio Giampaolo ci e' noto, per altre fonti, come reputatissimo medico in Lubiana (cfr. N. MANZUOLI, Nova descrittione della provincia dell'Istria, Venezia, 1611. P. STANCOVICH, Biografia degli uomini distinti dell'Istria, Trieste 1828, III, p. 151), mentre di Marco Catone possediamo un'epigrafe in onore della moglie Paola, strappatagli nel fiore dell'eta' pochi mesi dopo la perdita del padre. D (eo) O (ptimo) M (aximo) IO(hann)I BONBIZAE INVICTO DUCI, QUI TERRA MARIQ(ue) BIREMIB(u)S, AERE PROP(ri)O AB HOSTIBUS, ET PATRIAM, ET PROVINCIAM VINDICAVIT. SEBAST(ian)OQ(ue) FILIO GENEROSIS(simis) CASTEL(lan)IS AVO, ABAVO, SUIS, IO(hann)ES DE AP(osto)LIS CASTEL(lanu)S, O(mn)I OFF(icio), AC PIETATE. P(ro) M(eritis) P(osuit) MDCXXX Questa epigrafe, ora murata nell'atrio al primo piano del palazzo comunale, si trovava, fino ai restauri del 1937-39, in Duomo, a sinistra appena entrati, affiancata al piu' interessante degli altari che vi si conservavano: quello di S. Giovanni Battista dove, entro un'architettura quattrocentesca, era racchiuso un quadro di scuola veneziana della fine del Seicento, raffigurante il Battesimo di Cristo, ora nella cappella meridionale adibita a battistero. Li' dovevano averla letta P. STANCOVICH (Biografia degli uomini distinti dell'Istria, Trieste 1828, III, p. 17) e G. CAPRIN (L'Istria Nobilissima cit., I, pag. 121, n. 2). La dicono esplicitamente collocata entro il Duiomo A. IMPASTARI (Muggia e il suo vallone, Trieste 1896, p. 16) e I. SENNIO (Muggia cit., p. 76). Quanto alla storia e alle gloriose imprese del Bombizza, e' sufficiente richiamarsi agli autori citati oltre a quanto dice di lui P. PETRONIO (Memorie sacre e profane dell'Istria, manoscritto del 1681 pubblicato a cura di G. Borri, Trieste 1968, p. 201): " Fu anco di qualche nome e fama Zuanne Farra detto Bombiza, Cittadino di Muggia, ch'agguerito ne gl'esercitii dell'armi dimostro' gran valore contro li Triestini e scorrerie del Frangipane ", durante la guerra del 1508-11; a noi basta segnalare che la lapide in questione fu eretta, circa un secolo dopo la morte del Bombizza, da Giovanni de Apostoli in onore dell'avo Sebastiano e del suo prode bisnonno Giovanni Farra Bombizza, piu' volte benemerito della Serenissima. Desidero inoltre osservare che alla settima riga sarebbe stato corretto scrivere PROAVO al posto di ABAVO (= trisnonno), poiche' dal contesto il Bombizza risulta appunto essere il bisnonno -proavus - di Giovanni de Apostoli. Desidero riportare qui l'epigrafe del campanile, finora mai pubblicata; essa ricorda l'opera di restauro al campanile compiuta per l'interessamento di Giorgio Semitecolo, podesta' nel 1664 D.O.M. GEORGIO SEMITECOLO PRAE INTEG (ritate) IN ADMINISTRANDA IVST(iti)A NEMINI S(ecv)NDO AETERNAE MEM(oriae) ERGO QVOD TVRRIM MAGNAM DIV PROSTRATAM AD HVIVS PRI(m)AE ORN(amen)TVM QVOD HOROLOGIVM COLLAPSVM AD V(ti)LE COMMVNE RESTITVERIT CO(mmvni)TAS MVGLAE C... NIC (olavs) SECAD (anari) PET (rus) APOST (oli) M. IO(hann)ES D(e) LVCA D(e)D(erunt) ANNO D(orni)NI MDCLXIV ----- GIUSEPPE CUSCITO----


