D22
RIFLESSIONI DOMENICALI
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  San Giovanni

Quell'immane tragedia che fu la peste del 1348, mai piu' dimenticata sia per la violenza dell'epidemia che infieri' su tutta l'Europa sia per i ricordi del Boccaccio nel suo Decamerone, ha lasciato a Muggia una modesta ma esplicita testimonianza di fede e di pieta': la piccola - basilica - (cosi' e' detta nell'epigrafe commemorativa) fatta costruire in onore di Dio onnipotente dal muggesano Raffaele de Saviola fuori le mura, a meridione dell'abitato, appunto nel 1348. Nulla e' rimasto delle forme e forse neppure delle strutture di quell'antica chiesetta ad eccezione di una lapide in calcare d'Istria che, sebbene di non facile lettura, e' sempre stata conservata da quanti hanno posto mano all'edificio votivo. Il testo, tradotto dal latino, dice: - Nell'anno del Signore 1348. Indizione prima. Raffaele de Saviola, cittadino maggesano, fece costruire questa basilica di S. Giovanni Evangelista in onore di Dio onnipotente, mentre, per divina sentenza, dilagava nell'intero mondo una moria tale che meta' del genere umano pago' oltre misura il debito dell'intera carne. Qui trovano riposo lui e i suoi eredi: qui abitera' nei secoli dei secoli perche' ha scelto questa sepoltura; la sua anima riposi in pace -. La lapide con lo stemma dei pio donatore si trova oggi affissa alla parete destra, ma non sappiamo se quella fosse la sua collocazione originaria ovvero se fosse stata adibita a sigillo di un tomba terragna per la famiglia del benemerito costruttore, come quella posta dinanzi all'altare con la data 1630 e con un'iscrizione ispirata alle ultime righe della precedente: Hec requies mea in seculum / seculi, hic habtabo quondam eleg/i e/am.. Anche qui domina uno stemma a tre fasce, da attribuire- come pare - agli Ubaldini o ai Robba piuttosto che ai Saviola estinti quasi certamente gia' nel sec. XV (Borri). La lapide, rimasta fortunatamente sulla parete destra anche nel corso dei recentissimi interventi, risulta oggi l'unica carta di identita' per riconoscere nell'anonima e modesta struttura del S. Giovanni la fondazione di una chiesetta trecentesca, le cui forme architettoniche originarie potrebbero forse essere nascoste dall'intonaco o ridotte solo a residui archeologici da ricercare nel terreno circostante, anticamente adibito ad area cemeteriale. Se rifacimenti ci sono stati, questi devono essere anteriori al 1820, quando una litografia dell'epoca ritrae l'edificio piu' o meno nelle forme attuali, rimaste sostanzialmente inalterate anche dopo la ricostruzione sostenuta a proprie spese dal mio prozio, mons. Giovanni Marchio (1867-1953), nel 1935 e dopo i recenti restauri apportati dalla comunita' muggesana nel 1975 e nel 1991. I primi erano ricordati da un'iscrizione ormai perduta: - Questo tempio /, che a rendimento di grazie / al divino Giovanni evangelista / Raffaele Saviola muggesano / erigeva / nell'anno 1348 allorche' / Muggia fu da pubblica calamita' / liberata, / dall'incuria e dal tempo edace rovinato / or dalla munificenza del concittadino / don Giovanni Ev. Marchio ricostruito / oggi 30 giugno 1935 / al culto divino si riapre. / Al benemerito sacerdote / il popolo muggesano plaude / ringrazia -. Nuovi interventi furono avviati nel 1975 in seguito a una felice iniziativa del parroco, can. Giorgio Apollonio, che intendeva valorizzare la piccola chiesa, da decenni ormai nuovamente abbandonata, richiamandosi in qualche modo alle motivazioni storiche che l'avevano fatta sorgere. Non piu' epidemie di peste, ma nuove calamita' come la morte sul posto di lavoro e su opposti fronti di combattimento hanno mietuto vittime e lasciato ferite ancora aperte in mezzo a molte famiglie della comunita' muggesana: cosi' per impetrare la misericordia divina sui caduti e sui superstiti e per scongiurare nuove guerre e ingiustizie sociali la comunita' cristiana di Muggia ha riscoperto l'antica chiesetta votiva di S. Giovanni, dedicandola appunto a questo scopo in due momenti successivi. Nel 1975 l'Amministratore apostolico, mons. Pietro Cocolin di v.m., inaugurava l'edificio restaurato e scopriva una targa marmorea coi nomi dei Caduti sul lavoro, mentre nel giugno 1980 mons. Luigi Pedrolli, in rappresentanza dell'Ordinario militare, benediceva due targhe di pietra coi nomi dei Caduti in guerra. Quest'ultima iniziativa era stata patrocinata dalla locale Associazione degli Artiglieri che poneva quasi a guardia del sacrario un angelo in preghiera, tratto dal marmo con linguaggio moderno dallo scultore muggesano Willi Bossi. Una tela con la figura ispirata di S. Giovanni evangelista, dipinta probabilmente nel 1935, e un'altra con la Pieta', eseguita e donata dal pittore Michele Liberto, decorano l'interno della chiesa, mentre sulla facciata esterna e' stato murato un modesto bassorilievo di pietra raffigurante la Madonna col Bambino sotto un padiglione: esso e' opera del ricordato artigiano Giuseppe Tiepolo, attivo a Muggia durante il secolo scorso, e proviene dal demolito ospedale che si affacciava sul mandracchio.
----- GIUSEPPE CUSCITO----