L'anima popolare ha lasciato viva testimonianza della propria fede in numerose cappelle del territorio. Alcune sussistono ancora nel Muggesano, nonostante le gravi amputazioni subite in seguito al Memorandum di Londra del 1954. Cosi' le chiesette di S. Sebastiano, di S. Barbara, di S. Rocco e di S. Bartolomeo rimaste entro i confini dell'attuale diocesi di Trieste danno il nome alla frazione rurale o alla contrada in cui sorgono e tramandano il culto del santo patrono. Quella di S. Sebastiano, elevata su un poggio panoramico del pendio che sale a Muggia Vecchia, e' una semplice costruzione a pianta rettangolare (m. l4,50 x 7.20) e a unica navata, con una fronte a capanna e senza abside esterna, che sembra ricalcare modestamente le piu' nobili forme della basilica sul colle di Muggia Vecchia. La facciata, con porta centrale affiancata da due piccole finestre rettangolari, quasi feritoie, guarda la campagna che sale verso Castrum Muglae; mentre la testata presbiterale con un campaniletto a vela e' rivolta verso l'aperta visione della marina dove si espande il centro popolato e operoso. Il viottolo, che si inerpica verso la chiesetta e prosegue per Muggia Vecchia, un tempo giungeva all'antica e venerata basilica mariana dopo aver toccato varie chiesette rustiche (come S. Orsola e S. Martino ormai perdute) legate da un unico itinerario devozionale. Forse l'ultimo residuo di pie peregrinazioni lungo questo sentiero sopravviveva ancora fino a qualche tempo fa durante la novena alla Madonna del Buon Consiglio nel mese di aprile. La chiesetta infatti, pur intitolata a S. Sebastiano martire, glorifica una statua lignea della Madonna col Bambino che troneggia nel nicchione centrale. Tale immagine, prima dei recenti restauri, era racchiusa nella vetrina di un altare di legno, l'una e l'altro probabilmente riferibili a un modestissimo artigianato locale del sec. XVIII-XIX. La recente riparazione del tetto, per cui si sono potute salvare le vecchie capriate e gli appoggi dalle eleganti sagomature. ha sollecitato tutta una serie di altri interventi volti a rassicurare l'integrita' della costruzione e a nobilitarne le modeste forme. Cosi', ad esempio, abbattuto il vecchio intonaco, si e' lasciata in vista la bella tessitura dei muri a corsi regolari di - masegno -. Sul campaniletto a vela, rifatto in un precedente restauro, si e' appesa una piccola campana del 1743 proveniente dal duomo e gia' utilizzata per annunciare le agonie dei bambini, in passato piuttosto frequenti. Sulla facciata e' venuta in luce un apertura circolare a cui si e' applicato un rosoncino di pietra che porta al centro la croce e, lungo la circonferenza, l'iscrizione: Restauratum MCMLXXIII. L'unico ornamento originale che possa suggerire un'epoca o un gusto e' il capitellino che regge una croce metallica sul culmine della facciata: si tratta di un manufatto in bianca pietra d'Istria che puo' collegarsi a certe decorazioni di arte popolare diffuse in ambiente rurale nel sec. XVII. Mancano dunque elementi per stabilire una sicura datazione, ma pare certo che il sacro edificio esistesse gia' nel sec. XVII se alcune scritture ricordano che allora appunto la chiesa era fornita di una piccola rendita, sufficiente per sopperire alle spese di una Messa al mese e di un'ufficiatura nella festa di S. Sebastiano (Pontini). L'intitolazione a questo Santo, come pure il culto di S. Biagio e di S. Antonio abate qui documentato (la statue lignee, potrebbero far credere che la chiesetta sia stata costruita in epoca di contagi, ma certo posteriormente al sec. XV dal momento che manca qualsiasi accenno negli Statuti cittadini del Quattrocento e la costruzione non porta segni distintivi di quel periodo. All'interno, che riceve luce anche da due lunette aperte sui fianchi, la demolizione del vecchio altare di legno ha lasciato vedere un nicchione scavato nel muro di fondo in cui ha trovato sede la statua lignea della Madonna il nuovo altare di pietra e' stato avvicinato al popolo secondo lo spirito della liturgia conciliare. Nelle due nicchie sui muri laterali sono rimaste le due statue lignee di S. Michele, nel tipo del guerriero che trapassa il demonio e pesa le anime, e di S. Biagio vescovo e martire, venerato come taumaturgo e protettore degli animali. Prossime a queste, sono state collocate su mensole le statue di S. Sebastiano e di S. Antonio abate provenienti dallo smantellato altare di legno. Tutte e quattro le immagini sono modeste sculture impropriamente ridipinte nel 1973 e sembrano della stessa mano che ha scolpito la Madonna; questa pero' ha conservato i colori e la doratura presumibilmente originali. Si tratta dunque di un luogo di culto dove l'anima religiosa di una civilta' contadina cercava rifugio e patrocinio dal Maligno e dalle sue insidie sugli uomini e sugli animali. ----- GIUSEPPE CUSCITO----


